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Territorio

Il territorio di Ghilarza è geologicamente compreso nell’altipiano basaltico di Abbasanta, le cui origini risalgono a circa 4 milioni di anni fa, e confina a Nord-Ovest con il Marghine, a Nord-Est con la Barbagia di Ollolai, a Ovest con il Montiferru, a Est con il Barigadu e a Sud con il Campidano di Oristano.
L’area è attraversata da svariati torrenti e piccoli corsi d’acqua, appartenenti al bacino idrografico del fiume Tirso, il più grande della Sardegna, e si affaccia, con un’incantevole e suggestiva veduta, sulla sponda destra del Lago Omodeo. 

Ghilarza è caratterizzata da un clima mite e temperato, favorito dalle catene montuose dalle quali è protetta, rispetto alla forza dei venti di maestrale che soffiano costantemente sull’isola, e dalla sua altitudine sul livello del mare. Ad essi si aggiunge l’azione mitigatrice del lago artificiale, elementi che favoriscono un’ottima vivibilità durante tutto il corso dell’anno, limitando a poche giornate durante l’inverno temperature prossime allo 0°. Nonostante la presenza dell’uomo sin da tempi remoti, si conservano ampi spazi incontaminati, ricchi di specie vegetali e faunistiche endemiche del sistema sardo-corso. Chi si inoltra nelle campagne di Ghilarza si immerge in un ambiente caratterizzato dalla macchia mediterranea: mirto, lentisco e corbezzolo accompagnati da olivi e olivastro, perastro, leccio e sugherete che in certe zone, soprattutto in prossimità dello specchio lacustre, assumono l’aspetto di veri e propri boschi. In primavera e in autunno è ancora possibile trovare i frutti spontanei del sottobosco come l’antunna, i cardi e i prelibati asparagi selvatici, che uniti alle produzioni agricole e dell’allevamento, ancora caratterizzanti l’economica locale, sono alla base della cucina tipica tradizionale.

Numerose le specie animali che popolano il territorio. In prossimità del lago, tra le numerose varietà di rettili e anfibi è ancora possibile scorgere l’euprotto o tritone sardo (noto anche come gongillus), ormai in via di estinzione; il discoglosso sardo, un mix tra il rospo e la rana; la raganella sarda; la tartaruga comune (in dialetto locale tostoinu). Anche l’avifauna è ben rappresentata: è abbastanza comune imbattersi nell’elegante volteggiare del gheppio, rapace principe di tutto il territorio regionale, oltre a pernici, quaglie, passeri e rondini. Tra i mammiferi sono diffusi in tutto il territorio l’endemica lepre sarda, il coniglio selvatico, il cinghiale sardo, le piccola volpe sarda e altri piccoli predatori, come la donnola e il furetto. Capita sovente di incontrare i simpatici ricci anche nelle periferie dei centri abitati.