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Periodo nuragico

Ampie e profonde sono le tracce che documentano la cultura dell'età del bronzo. L’abbondanza di materiale basaltico presente nel territorio di Ghilarza e Zuri fu uno dei fattori che, ha contribuito ad attrarre l’uomo in queste terre sin dai tempi più antichi. Le prime attestazioni della presenza umana risalgono alla fase del Neolitico Recente (fine IV-inizi III millennio a.C.). A questo periodo si attestano infatti i monumenti funerari del tipo a grotticella detti domus de janas.

Queste costruzioni appaiono isolate, disposte in coppie oppure aggregate in raggruppamenti di varia consistenza; il primo caso è rappresentato dalle domus de janas di Canchedda nelle prossimità del novenario della Madonna di Trempu. Il secondo caso è rappresentato dalle domus di Su Ballidu, composte da pochi ambienti in genere rappresentati da un’unica cella introdotta da un piccolo padiglione d’ingresso. Il terzo esempio è dato dalle tombe organizzate in gruppo e costituenti delle necropoli nelle quali il numero varia da tre sino anche a più di trenta ipogei (domus de janas di San Michele, in prossimità del novenario omonimo, in territorio di Tadasuni). La tecnica isodoma, ottenuta con l’utilizzo di pietre basaltiche perfettamente squadrate e regolari è stata adottata per la costruzione di edifici funerari come le tombe dei giganti. Dirigendosi verso la periferia del paese, in direzione della strada provinciale n. 15 del Mandrolisai e proseguendo per circa 300 mt.si raggiunge una costruzione semidistrutta di proprietà privata che conserva una grande stele centinata di una Tomba dei Giganti chiamata "S'Artare de su Moro"; la base della stele è ancora in sito, mentre la parte alta è stata spezzata e inglobata nel muro della casupola.

La fase nuragica è ampiamente documentata dalla presenza sul territorio di un gran numero di nuraghi, nel territorio troviamo 5 nuraghi a corridoio (Mortos, Àunes, Sumbòe, Canchèdda, Perd'e Pranu), 1 nuraghe, che presenta una volta allungata, di insolita tipologia (Orgono), 23 nuraghi a tholos (Mura Òdine, Suardzèda, Frùccas, Dzane, Muràccas, Pitzùrri, Arbiàrbu, Tussu, Trubèli, Candzòla, Madàurru, Madàu, Latzònes, Birigheddài, Birighissònes, Crobeccàda, Listìncos, Orgosì, Utturischèla, Trintzàs, Su Cughùtzu, Malòsa, Mura Jòja) 1 nuraghe trilobato (Òschini).
Altri 3 nuraghi semplici si trovano nel territorio di Zuri, frazione di Ghilarza (Is Scova, Furru de sa Tèula, Tzuri ). La loro  posizione non è mai casuale ma legata alle esigenze di controllo delle zone circostanti. Il Nuraghe Orgono di Ghilarza ne è un esempio: ben visibile dal margine dell’attuale S.S. 131 DCN, all’altezza del sesto chilometro. Dalla sua posizione, volgendo lo sguardo tutt’attorno, s’individuano i resti di altri edifici nuragici, diversamente conservati ( nuraghi Mortos di Ghilarza e Crastu di Soddì). Il Nuraghe Orgono rappresenta nell’ambito nuragico uno dei rari esempi di "nuraghe a gradone", che raccoglie in sé sia le caratteristiche del nuraghe monotorre che del nuraghe complesso, alcuni esperti lo indicano come esempio dell’evoluzione dal nuraghe a corridoio a quello a cupola. E’stato sottoposto a scavo archeologico e ha restituito numerosi reperti nuragici, punici e romani. Un altro nuraghe di assoluta rilevanza nel territorio di Ghilarza è il nuraghe Oschini. Situato all’interno di un suggestivo bosco di olivastri monumentali, il nuraghe è di impianto complesso, quadrilobato, con corridoio, rampa d’accesso posto nella parte superiore e botola dalla quale si accede ad un sotterraneo. L’unica torre laterale accessibile è quella posta a nord ed è visibile dalla parte alta della torre centrale.