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San Pietro di Zuri

 Indirizzo: SP28, 5 09074 Zuri - Ghilarza (OR)

San Pietro di Zuri è una costruzione senza precedenti né seguito nell'architettura sarda. La differenziano la sproporzione degli spazi (40 x 12), il particolare campanile a vela e le sculture.

Dopo l'anno mille, contemporaneamente ad un certo risveglio culturale e commerciale, dovuto soprattutto alla penetrazione del monachesimo attraverso i Benedettini di Montecassino, i Vittorini di Marsiglia, e in seguito i Camaldolesi, i Vallombrosani, ecc., con l'irruzione della cultura romanica si registrò un grande risveglio artistico che portò alla costruzione di numerosi edifici religiosi.
Monaci-architetti, edificatori di chiese, contribuirono alla formazione ed all'espansione dell'arte romanica e maestranze di alta tradizione operarono nel nostro territorio.

È una delle poche chiese firmate: fabbricata, come si legge nell'epigrafe del prospetto, nel 1291 da Anselmo da Como, sotto Mariano II d'Arborea, che governò in uno dei periodi più prosperi del giudicato d'Arborea. Ha forme romanico-lombarde, che già fanno intravedere il gotico nascente. È costituita in pietra da taglio. Nella facciata tre arcate a pieno centro poggiano su pilastri; l'architrave del portale è scolpita con figure della Madonna, di San Pietro e di altri santi. Sopra di esso si apre una finestra rettangolare di epoca posteriore. L'abside semi-ottagonale, gotica, ne a sostituito, verso il 1325-1350, una semicircolare di cui resta un pilastrino con capitello a foglia.

Il grande campanile a vela è stato addossato alla facciata dopo il 1504. Un motivo decorativo interessante si trova nel capitello compreso tra il fianco destro e il muro dell'abside, perché istoria, con una scena di ballo sardo tradizionale, forse la più antica testimonianza di questo motivo in una ornamentazione scultorea. L'interno è ad una navata, illuminata da grandi monofore non comuni nelle chiese romaniche sarde. Il tetto è a capriate a vista. Sul lato destro dell'abside si apre una nicchia a sesto acuto con arco trilobato che poggia su due mensoloni sostenuti da fasci di colonne ofitice con un nodo a mezza altezza, di cui solo una originale.

La chiesa dopo la costruzione della diga e del Lago Omodeo, nel 1923-25, è stata completamente demolita e riedificata. Contemporaneamente fu ricostruito anche il paese di Zuri.