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Artigianato

Il basalto è una roccia effusiva di origine vulcanica tra le più diffuse in Sardegna. Il suo impiego ha origine in età preistorica e i numerosi nuraghi e le domus de janas presenti nel territorio di Ghilarza ne rappresentano una forte testimonianza. Fino agli anni ’50 del secolo scorso la pietra basaltica ha rappresentato il materiale d’elezione per la realizzazione di pavimentazioni pubbliche e per l’edilizia abitativa; con la diffusione sul mercato di nuovi materiali il suo utilizzo si ridusse notevolmente. Oggi il basalto vive una fase nuova e un rinnovato interesse per il suo uso nella produzione di elementi urbani o come ornamento per costruzioni pubbliche e private.
La popolazione ghilarzese si poteva procurare con facilità il materiale nel proprio territorio e divenne specializzata nell’arte edilizia: l’antica arte degli scalpellini e dei magisteri lapidum sul territorio risale al Medioevo, ai secoli X, XI e si consolidò dopo il XII secolo grazie alla presenza di maestranze Pisane e alla volontà degli ordini monastici e della chiesa di Roma. A partire dal secolo XIV e XV le tendenze del gusto locale si uniranno sempre più alle forme catalane e sarà in quella fase che nasceranno le prime corporazioni di artigiani della pietra, gli scalpellini ghilarzesi, assimilato l’insegnamento dell’arte catalana proporranno fino al XVII e XVIII secolo una commistione tra le forme importate e quelle della tradizione locale.
Nel periodo compreso tra la fine del XIX e i primi decenni del 1900 a Ghilarza l’attività edilizia è al massimo del suo splendore, si costruiscono le abitazioni più caratteristiche dello stile edilizio ghilarzese, con le tipiche facciate in pietra a vista, in una fase in cui gli scalpellini e i maistros de muru di Ghilarza lavoravano presso le città più importanti dell’Isola, come Cagliari, Nuoro, Tempio oltre al contributo fondamentale che essi fornirono, tra gli anni ‘20 e ’30 anche per l’edificazione delle città di fondazione di Carbonia e di Arborea. Le maestranze ghilarzesi, ebbero modo di mostrare la loro bravura anche in ambito internazionale, lavorando alla posa del lastricato della Piazza Rossa. Maestria dei muratori e degli scarpellini ghilarzesi.

L’attività edilizia e tutte le lavorazioni artigianali ad essa collegate, come la produzione dei manufatti in terra cotta è stata per gli abitanti di Ghilarza e Zuri un importante risorsa economica. Essa ha contribuito alla crescita e alla notorietà del paese in tutto il territorio regionale. Per oltre mezzo secolo, la prosperità economica di Ghilarza e Zuri è stata legata allo spirito imprenditoriale di Raimondo Usai. Nato a Guspini nel 1898, coinvolto nella costruzione di alcune pile di sostegno degli archi della Diga sul Tirso, tra il 1918 e il 1923 entra in contatto con l’ambiente ghilarzese. Nel 1923/1924 si sposa con Annina Marongiu di Ghilarza. La perizia e la competenza dimostrata nel suo contributo alla realizzazione della Diga di Ulà Tirso, furono riconosciute e apprezzate dai tecnici della Società Elettrica del Tirso e aprirono la strada per la sua affermazione come uno dei maggiori impresari e industriali della Sardegna tra gli anni ’20 e gli anni ’60 del Novecento. I suoi interessi imprenditoriali andavano dall’estrazione dei materiali, alla realizzazione dei manufatti e delle opere. Tra le altre opere pubbliche di rilievo: negli ’30 partecipò alla costruzione di buona parte della città di Carbonia, numerose ville signorili nel centro di Cagliari, come il Teatro Massimo che è opera delle imprese Usai e delle maestranze ghilarzesi. Contemporaneamente alla direzione dell’impianto di Ghilarza, Raimondo Usai si dedicò assiduamente alla sua attività di impresario edile, tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso realizzò buona parte delle importanti opere di urbanizzazione nel centro dell’isola, era titolare delle cave di granito di Capo Carbonara (Villasimius). Dalle stesse cave furono estratti negli anni ‘50 i materiali per la posa del lastricato della Via Roma di Cagliari. Per quanto riguarda Ghilarza, erano di Usai anche le cave di basalto di Segariu, Zuri e S’Arenarzu nella quale nei primi anni ’60 sorse uno dei primi impianti della Sardegna per la produzione del conglomerato bituminoso.
Le cave del Guilcier occupavano, oltre le maestranze di Ghilarza e Zuri, operai provenienti dai vari paesi del Barigadu. Il signor Usai diventa affittuario della fornace "La Ceramica" di Ghilarza nel 1938. La Ceramica produceva tegole, mattoni pieni e forati per tramezzi di ottima qualità e serviva l’intero mercato regionale. Del signor Usai si ricorda il piglio rigido e preciso sul lavoro ma profondamente onesto e generoso con i suoi dipendenti. Con il passaggio di timone ai figli, intorno al 1980 l’esperienza della Ceramica di Ghilarza ebbe termine.