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Nei primi mesi del 1923, la Società Imprese Idrauliche ed Elettriche del Tirso ultimava la diga sul Tirso determinando la necessità per gli abitanti del paese di Zuri di trasferirsi a monte dell’originario abitato, in località Murreddu. L’importanza architettonica riconosciuta al monumento e il forte attaccamento della popolazione al simbolo della sua religiosità popolare, convinsero i responsabili della Società del Tirso ad intraprendere con celerità straordinaria per quei tempi un’operazione di anastilosi, unica in Sardegna, grazie alla quale tra fine marzo del 1923 e i primi di luglio del 1925, la chiesa di S.Pietro fu smontata pietra per pietra e ricostruita a monte nel sito attuale, ed attorno ad essa fu costruito il nuovo centro abitato. Fortunatamente, nonostante la fragilità della trachite impiegata nel paramento, non si ebbero durante la demolizione e nel primo trasporto notevoli deterioramenti. L’impianto tardo-romanico ad aula mononavata, con tetto ligneo e paramenti in conci di media pezzatura accuratamente tagliati nella trachite rossa delle cave di Bidonì (località Ghiarzu), è datato al 1121 dall’epigrafe che menziona il Maestro Anselmo da Como e la Badessa committente Sardinia de Lacon. La fabbrica del S.Pietro di Zuri si colloca in un momento di intensa attività edilizia su scala monumentale, intrapresa dalla committenza giudicale arborense sotto Mariano II de Bas-Serra, giudice dal 1273 all’anno della morte 1297. Nell’architrave del portale di facciata sono raffigurati al centro S. Pietro e la Madonna col Bambino, ai lati i cinque apostoli, uno dei quali poggia la mano sulla schiena di una figura femminile inginocchiata, in cui può identificarsi Sardinia de Lacon. Appare notevole il fregio che rappresenta una serie di figure che si tengono per mano, alcune col capo coperto da “sa berritta longa”, il caratteristico copricapo del costume sardo. Secondo Carlo Aru, artefice dell’analistilosi del monumento, questa La Chiesa di San Pietro di Zuri nella sua sede originaria.